Ora basta ragazzi!
 
Basta piangersi addosso, stiamo vivendo male, il virus ci morde, le varianti ci incalzano, il ricordo di Liliana è sempre più vivo; ora basta!
 
Il sito della ex Galleria 72 non doveva essere solo una tomba di ricordi sconvolgenti, delle memorie mnemoniche.
 
Era un posto dedicato all'arte.
L'arte ci aiuta a vivere, ci fa compagnia, ci fa pensare, ci va vedere; non solo quella visiva, la creatività nel suo complesso.
 
L'arte della vita!
 
Cadiamo però ancora nei ricordi: la Galleria 72 è un ricordo, è l'attimo fuggente della mia vita, tra le tantissime persone che ho incontrato ed amato,con le quali ho condiviso questi miei 76 anni.
 
Chiudo con una stupenda poesia di Buttitta che dedico a lume gattu, il mio gatto Totò, tanto amato da Liliana:
 
Gatta di Ignazio Buttitta
.....Era nu gatto;
ma bastava sul'iddu
a rumpiri lu scuru di li gnuni
l'umbri di nterra
lu jelu e l'incantesimu di li cosi
chi nun parranu e sù vivi.....

Era un gatto ma bastava solo lui a rompere lo scuro degli angoli, l'ombra della terra, il gelo e l'incantesimo delle cose, che non parlano e sono vivi!!!!

 


Totò, il gatto di Liliana!

 

Lu suli è già spuntatu di lu mari e vui bidduzza mia….

Vitti na crozza supra nu cannuni (torrione)..

La Sicilia non è tutta qui, la Sicilia è ben altro.

Nel mio piccolo questa isola a tre punte (trinacria), come dicevano gli antichi, è la terra di mia madre, di mio nonno e di mia nonna, dei nonni dei nonni del mio ramo materno.

Mi sento generato da quella terra, sono un terrone!

Se questa è una distinzione dai continentali, ne sono fiero.

Non so parlare il dialetto aperto dei catanesi, quello un po’ diverso dei palermitani, dei nisseni, ma ho vissuto, ascoltato, condiviso il fermento di un’isola.

La generosità, la cuginialità, l’ospitalità.

Sul ferribotte ho visto nel ’54 il primo lembo di questa terra; in me c’era già, ma dovevo vederla, annusarla, morderla, mangiarla.

Sono siciliano, sono nato a Nicastro ma sono siculo! Papà è novarese, ma sono siculo!

Flavia mi ha pescato nel mondo del web, mi ha riportato nel 2021 in Sicilia, scaraventandomi in quella terra.

E’ la terra dove vissero i Calefati, i Calafato, baroni di Biggini, a Messina nel quattrocento c’era Eustocchia, a Palermo nel 1902 nacque mia madre Elisa Teresa Elena.

La voglio ricordare nella sua interezza, per non farle fare la fine di suo padre e sua madre.
La fine in senso materiale.

La memoria è anche nei nomi: Carlo Angelo Antonio Gabriele.

Caro nonno Gabriele, non ti ho conosciuto…. tu e Carmela avete generato Elisa Teresa Elena e poi, non per colpa vostra, ve ne siete andati.

Quando ero a Caltanissetta ho visto la tua sepoltura, avevo dieci anni, ne sono rimasto traumatizzato: da allora ho preferito la cremazione!

Ascolta questa canzone dei Platters: smoke gets in your eyes

When a lovely flame dies, smoke gets in your eyes

Quando una bella fiamma muore, il fumo ti va negli occhi

 

Ciao Liliana, questa mattina esco presto per andare a comprare le esportazioni senza filtro per me e delle mimose per te. Tu sei sempre qua con me, ti vedo, ti sento.

Sono diventato ancora di più abulico, rimando a domani ciò che potrei fare oggi.

Tutto si accumula senza le tue utili direttive. Un pezzo di canna è venuto con te, era il bastone con il quale mi esortavi ad agire, metaforicamente.

Cinquantun anni non si possono narrare in due righe.

Non basterebbero tutte le enciclopedie o gli smartphones del mondo.

A quasi otto mesi da quando non sei più con me, sei sempre più con me.

Ti sento, ti vedo, sei qui con me.

Rivedo ciò che abbiamo fatto, rivedo quando volevi tornare a Briolo da tua mamma perché non mi sopportavi, rivedo quando siamo andati a cercare una struttura a due piazze per la nostra camera da letto. Vailate era il posto giusto.

Liliana, ti ho fatto gioire, soffrire, tu mi hai fatto gioire, soffrire, abbiamo fatto molto insieme, molte cose belle, a volte brutte, ma nostre. Siamo andati avanti in qualsiasi senso.

Sempre, a febbraio, ti portavo delle mimose, eri mia, ero tuo, siamo stati un’unica cosa.
Anche quando eravamo in quattro, eravamo un tutt’uno.
Liliana mi manchi, sei ancora con me, materialmente, per i due cucchiai di te che sono rimasti qui.

Il resto nuota nelle acque a Briolo, insieme alle anatre gioiose.

Fino a quando non nuoterò con te, sono qua a ricordarti, amarti, con il rimpianto di non averti completamente aiutato quando tu mi aiutavi. Quando ti facevi carico di una famiglia un po’ in difficoltà.

Avevi superato le traversie dell’ottantanove, dolori che si univano a gioie.

Amore mio ci siamo amati ed odiati, ci siamo sorretti quando eravamo fragili, quando eravamo quattro, quando siamo rimasti in due.

Quando salivamo al piano notte a spron battuto, quando io sdoloravo per la colecisti, quando dovevo piegare il tuo girello, quando dalle nostre camere ti chiedevo di rimanere cinque minuti ancora a letto.
Alla fine, a giugno, non siamo più saliti al piano notte a dormire, era più pratico.

La mattina del 20 giugno dalla tua camera, comunicante con la mia, il trillo della tua sveglia ha suonato a lungo, io non ho detto nulla, speravo che tu la spegnessi.

Odio quello che ho fatto, c’erano meno di ventiquattro ore per poterci vedere ancora!

Liliana è il 14 febbraio, quasi otto mesi che non sei più qui, ma sei con me, intorno a me, dentro di me.

Il tuo ricordo non è solo dato dalle molte fotografie che restano ma anche dal dolore dei tuoi figli e di uno stronzo che ti ha amato con le sue possibilità.

Ciao, verrò a nuotare nel Brembo con te.

memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris - ricorda, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai

La terra fa parte dell’universo, un granello di polvere, di infinite spiagge, granello insignificante del nostro impossibile.

Noi non ci incontreremo più, il nostro essere non ci sarà, ma navigheremo tra ciò che c’è e ciò che non c’è, saremo un tutto e un nulla.
Liliana insieme lo scopriremo.

 

I casi della vita!

Il web apre nuove porte!

Il 2021 si è aperto da poco; alla fine dell'anno precedente, i Ballaré hanno impostato il sito web per ricordare la breve vita della Galleria 72 a Bergamo e ricordare anche Liliana.

A gennaio, improvvisamente da Roma, Flavia ci contatta e ci inonda di notizie, foto, lettere, stemmi che riguardano Elisa Calafato, madre di Carlo Ballaré.

Adesso scrivo al singolare, cioè sono io Carlo che scrivo.

A febbraio il signor Giuseppe, sempre attraverso il web, contatta Arnaldo, mio figlio: Giuseppe si fa vivo da Seregno (MB), dice di essere stato alunno del maestro delle elementari Ignazio Ballaré dal '55 al '58.

Chiede, se possibile, di capire l'esatto grado di parentela con Ignazio edi condividere notizie.

Come ho detto in precedenti racconti, sono figlio della guerra, ma adesso scoppia la bomba!

Riguardando con molto attenzione, ingrandendo le foto che mi ha mandato Flavia sullo smartphone, aiutandomi anche con la lente di ingrandimento, in un agrumeto di Licata con i frutti sugli alberi, scopro Ignazio, tenentino di fanteria 27enne ed Elisa di 15 anni in più.

Io non ci sono ancora ma sono nei loro occhi, nei loro pensieri; Ignazio non è ancora rimasto ferito, vedeva ancora con tutti e due gli occhi.

Elisa aveva gli occhi tristi. Stava per accadere l'irreparabile.

A dicembre del '44 sono nato!

Mi rivedo baldanzoso dopo due anni e qualche mese a Vespolate, sull'aia.

Ho ricordi vivi dei tre anni passati a Premosello in Val D'Ossola.

Ignazio è sempre stato arrogante e manesco, lo rivedo nella sua aula che tira la gomma per cancellare verso allievi disattenti.

Lo risento quando, di notte, scalcia verso i piedi di mia madre, io ero in mezzo a loro e li sentivo.

Rivedo il deltoide di mia mamma brunastro.

Poi io ed Elisa non siamo stati più con lui, era il '51.

Io e mamma dopo quattro anni siamo andati a Caltanissetta, lui a Seregno con la famiglia.

Io non voglio giudicare il comportamento dei miei genitori; devo a loro la vita, a papà il riconoscimento, a mamma 28 anni di sacrifici, premure, singhiozzi trattenuti per potermi far vivere nel modo migliore.

Gli occhi di mamma, nel '44, erano tristi.

Guai se qualcuno osa toccare i miei genitori!!!

In quegli anni, in quella terra, mi immagino il tenentino Ignazio dopo il '42 e dopo aver considerato mia mamma non più come una mamma affettuosa ma come una nobildonna piacente.
Lo immagino intento a dedicarle questa mattutina: E vui durmiti ancora

Pura illusione, papà era stonato ed era piemontese...preferiva Lo stornello del marinaio!!
 
Radici fotografiche: Anna Calefati, arrivate a noi grazie a suo nipote Gabriele Vitali
 
 
 

L’ho vista quasi nuova nel ’67, era piccola ma carina, aveva del terreno tutto intorno, i cani e i gatti festeggiavano con noi la ritrovata liberà.

Io e mamma finalmente avevamo una casa nostra a Cologno, dopo tante peripezie.

Eravamo felici, gli alberelli e la vite crescevano intorno a noi.

Ma il mio cuore era uno zingaro e dopo un po’ mi portò via da lì.

Mamma rimase sola, c’erano i cani ed i gatti con lei a casa, le galline facevano le uova ma lei rimaneva sola.

Le finestre erano sempre aperte ed io spesso andavo a trovarla.
Però non poteva bastare, il mio cuore era per un’altra.

Liliana era entrata nella mia vita, eravamo uniti, non c’era più spazio per mamma.

Quella casa di via dei campi vide volare tra le nuvole per prima mamma, nel ’73.

La casa era sempre molto carina, gli alberelli erano cresciuti, la vite dava l’uva: io e Liliana siamo tornati.

A poco a poco è cresciuto il vociare, le finestre sempre aperte, c’era la radio che andava, i vagiti, i miagolii, i cani (Theo, Bobi, Properzio, Aristide) abbaiavano contenti.

Era la casa di via dei campi.

C’erano i quadri che crescevano di numero, le sculture rotolavano, c'erano molti albicocchi, peschi, peri che però, quando si ammalavano e morivano, non venivano sostituiti. C’erano il canneto che prosperava e l’orto-fioriera che era uno spettacolo nella bella stagione.

Il mio pollice non è mai stato verde come le mie tasche.

I nostri bimbi crescevano nella casa in via dei campi, forse non con tante coccole o con abbracci smisurati, ma hanno imparato a guardare la luna e non il dito.

Sono diventati adulti, il nido era troppo piccolo per loro ed hanno spiccato il volo.

Anche quella casa in via dei campi si è fatta grande, era cresciuta ma non c’era più il vociare; i gatti miagolavano, le galline razzolavano, l’ultimo cane abbaiava.

L’orto reggeva ma non era più fioriera.

Il tempo è andato, io e Liliana siamo diventati nonni in quella casa e ogni tanto si sentivano urletti gioiosi, anche se un po’ invadenti.

Liliana era felice quelle poche volte che li sentiva, serviva anche a farle dimenticare quel mostro assassino che aveva dentro.

La casa di via dei campi conosceva il suo male, le sue vittorie, le sue sconfitte, una guerra durata quasi cinque anni, le è stata vicina, l’ha protetta e con noi tutti l’ha aiutata in quel passaggio orrendo e misterioso.

Le finestre erano aperte domenica 21 giugno 2020, l’aria con Liliana è uscita. Il cielo era pieno di bellissime nuvole stagliate nel cielo blu sopra la casa di via dei campi.

Ora che sono rimasto solo ogni tanto converso con Liliana e con la casa di via dei campi.

“Vendimi e vattene, tu e Liliana, ma fate presto, andatevene e lasciatemi al mio destino. Ristrutturami! Approfitta del 110%”.

Altre volte la sento invece dire “Rimanete tra queste pareti potenti, con tanti spifferi e dispersioni” ma dove le finestre sono aperte e l’onda dei ricordi rimane dentro, il vociare, il ridere, il piangere …..gli anni di tutti sono qui, trattenuti dal suo abbraccio.

E’ una vecchietta anche lei, la casa di via dei campi, i figli hanno altri nidi, hanno ricordi nuovi.

Noi tre vorremmo rimanere per quel poco tempo che mi resta, con quel poco che resta di Liliana, nell’abbraccio dei ricordi della vecchia casa di via dei campi. Amen.

Quando l’ultimo mio respiro avverrà, quando la casa rimarrà sola e lei non potrà più ricordare con noi, fate in modo che la casa di via dei campi con il terreno intraprenda un’altra avventura, con gioie e dolori, canti e risa, un bicchiere di vino, con altre persone, come è sempre stato.

E questa volta amen!

 

Questo spunto struggente mi è venuto dal testo “Quella casa di Via del Campo” (ascoltala qui) cantata dalla stupenda Amália Rodrigues.

Il contesto della canzone è ovviamente diverso, ma la forza del ricordo è la stessa!

Liliana e Ugo nell'orto giardino                                   Potature in corso nel giardino

Orto-giardino: zio Guglielmo, Ugo, Liliana                                 Fico germogliante              

 

   Io, Amanda, Liliana e la vite del canada come sfondo