Il forno della Vistalli in via XX Settembre n. 70 era negli anni '70 un luogo di incontri, di dispute, di competizioni. 

Italo Ghilardi, il Fenaroli, Marco Lorandi, Defendi, Fabbri, Spini, Bettineschi, Pizzio ect.

Nel palazzo Premoli c'erano studi, sale mostre, il forno per le ceramiche.

Nel '74, io, Giovanna Vistalli , Alberto Fumagalli formammo una S.r.l.

Eravamo partiti!

Trasformammo il Gruppo 72 in Galleria 72.

Devo ringraziare, per la partenza, Alberto, la D'Ars Agency, Bellinzoni.

La Vistalli era disponibile per la presenza.

A poco a poco ho dovuto fare tutto io, ho rilevato la partecipazione di Alberto, ho ingranato la quarta con il cambio manuale al volante.

Come al solito lo "squalo" non ha retto la distanza; nel '78 i Premoli vendevano l'edificio.

Il dilemma era o comperare o andare.

Andai, per altri quattro anni la Galleria ebbe le quattro ruote della Pallas.

La Citroen Pallas, DS-ID19, lo Squalo, mi è stata data, facendo cambio, dalle amiche Nicolotti e Chiesa della D'Ars Agency.

Mi fu compagna in tante vicissitudini, era anziana, ma fiera della sua bellezza.

Ogni tanto aveva dei disturbi, crepitava... come quella volta alle porte di Bari per "ExpoArte" del 1976: il tubo della marmitta si era rotto. Al ritorno con l'aiuto di un filo di ferro mi ha riportato a Bergamo.

A Ventimiglia con Mario Benedetti per la Biennale di Mentone, non voleva passare il confine: la batteria, per mia negligenza, si era scaricata. Alla dogana, per giunta, dalla gomma di una ruota sporgevano dei fili di ferro e. Ho dovuto sosituire la ruota prima di entrare in Francia. 

Avevamo trent'anni.

All'inizio degli anni' 80,ci siamo salutati, io e la Pallas,quando la presa del braccio meccanico del mezzo di trasporto l'ha serrata: ha crepitato, il clacson ha suonato per l'ultima volta, era ormai nel suo sarcofago. Ciao amica.

Erano anni ferventi con il boom economico alle spalle, anni pieni di contraddizioni.

Anni del libretto rosso, del pugno alzato. 

C'erano i cortei. Si contestava tutto. 

Dal cortile Premoli con il portone che dava in via XX Settembre, quante sfilate vocianti ho viste passare.

Anche gli artisti contestavano: chi si riappropriava dell'oggetto, chi invadeva gli spazi con strutture a volte leggere a volte minacciose; chi cercava lo spazio, chi il filo del discorso.

Alcuni preferivano il legno, altri il ferro od il cemento, altri l'immagine.

Erano tutte iniziative tese a portare ai più nuove tendenze, a spiegare che le mappe della vita non sono solo oggettuali, ma sono anche mentali.

Quante volte mi hanno detto in Galleria che i "pettini" di Capogrossi li avrebbero fatti meglio loro, che le strutture di cemento di Staccioli erano da levigare meglio.

Un noto architetto mi diceva che quello che presentavo era arte da poco, io gli rispondevo che era arte per pochi.

Sbagliavamo entrambi perché ... che cos'è l'arte?

Alla fine della giostra (non quella di Giuliano Mauri) gli ho regalato un Baratella cm 140x140.

...erano gli anni '70.

Sono passati un po' di anni dal loro ultimo incontro...ma lo spirito artistico non muore mai!

Ad agosto del 2020 Mario Benedetti e Carlo Ballaré si ritrovano presso l'atelier di Mario e Slata in Bergamo.

E' stato emozionante per me conoscerli, dopo averne sentito tanto parlare....simpatia e feeling immediati!

Nel loro studio mi sono sentita a CASA!

Quando c'era era brutta, ottusa: non si vedeva nulla, sulle strade era un pericolo. Con la cara Citroen Pallas in certi periodi ne abbiamo vista tanta... anche non vedevi niente. Ricordo il tentativo di ritornare a casa una sera da Lodi, dall'abitazione di Giuliano Mauri. In linea d'aria non erano molti chilometri; la strada era quasi dritta puntando verso Treviglio.

C'era però lei, la nebbia.

Persi lo svincolo per Treviglio ed zizzagai come un fesso, dirigendomi un po' verso Brescia, un po' verso Milano. Alla fine arrivai a Milano, i primi passanti che incontrai mi indicarono dove andare per prendere l'autorstrada Milano Venezia. Per farla breve albeggiava quando arrivai davanti al cancello di casa mia, nella bassa bergamasca: mia moglie era dietro il cancello, preoccupata che mi aspettava.

Un'altra volta avrei dovuto accompagnare in macchina Herman Vahramian da casa mia al casello di Capriate affinché potesse prendere l'autobus per tornare a Milano. 

Ma c'era "idda".

A Zingonia siamo finiti fuori strada. Herman ha dormito da me.

A quell'epoca avevo trentanni e come dice un proverbio delle mie parti: scecchi e picciriddi il ciel li aiuta.

La nebbia in val Padana toccò profondamente la vita delle coppia Pescador-Pavesi...