Lu suli è già spuntatu di lu mari e vui bidduzza mia….

Vitti na crozza supra nu cannuni (torrione)..

La Sicilia non è tutta qui, la Sicilia è ben altro.

Nel mio piccolo questa isola a tre punte (trinacria), come dicevano gli antichi, è la terra di mia madre, di mio nonno e di mia nonna, dei nonni dei nonni del mio ramo materno.

Mi sento generato da quella terra, sono un terrone!

Se questa è una distinzione dai continentali, ne sono fiero.

Non so parlare il dialetto aperto dei catanesi, quello un po’ diverso dei palermitani, dei nisseni, ma ho vissuto, ascoltato, condiviso il fermento di un’isola.

La generosità, la cuginialità, l’ospitalità.

Sul ferribotte ho visto nel ’54 il primo lembo di questa terra; in me c’era già, ma dovevo vederla, annusarla, morderla, mangiarla.

Sono siciliano, sono nato a Nicastro ma sono siculo! Papà è novarese, ma sono siculo!

Flavia mi ha pescato nel mondo del web, mi ha riportato nel 2021 in Sicilia, scaraventandomi in quella terra.

E’ la terra dove vissero i Calefati, i Calafato, baroni di Biggini, a Messina nel quattrocento c’era Eustocchia, a Palermo nel 1902 nacque mia madre Elisa Teresa Elena.

La voglio ricordare nella sua interezza, per non farle fare la fine di suo padre e sua madre.
La fine in senso materiale.

La memoria è anche nei nomi: Carlo Angelo Antonio Gabriele.

Caro nonno Gabriele, non ti ho conosciuto…. tu e Carmela avete generato Elisa Teresa Elena e poi, non per colpa vostra, ve ne siete andati.

Quando ero a Caltanissetta ho visto la tua sepoltura, avevo dieci anni, ne sono rimasto traumatizzato: da allora ho preferito la cremazione!

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