I casi della vita!

Il web apre nuove porte!

Il 2021 si è aperto da poco; alla fine dell'anno precedente, i Ballaré hanno impostato il sito web per ricordare la breve vita della Galleria 72 a Bergamo e ricordare anche Liliana.

A gennaio, improvvisamente da Roma, Flavia ci contatta e ci inonda di notizie, foto, lettere, stemmi che riguardano Elisa Calafato, madre di Carlo Ballaré.

Adesso scrivo al singolare, cioè sono io Carlo che scrivo.

A febbraio il signor Giuseppe, sempre attraverso il web, contatta Arnaldo, mio figlio: Giuseppe si fa vivo da Seregno (MB), dice di essere stato alunno del maestro delle elementari Ignazio Ballaré dal '55 al '58.

Chiede, se possibile, di capire l'esatto grado di parentela con Ignazio edi condividere notizie.

Come ho detto in precedenti racconti, sono figlio della guerra, ma adesso scoppia la bomba!

Riguardando con molto attenzione, ingrandendo le foto che mi ha mandato Flavia sullo smartphone, aiutandomi anche con la lente di ingrandimento, in un agrumeto di Licata con i frutti sugli alberi, scopro Ignazio, tenentino di fanteria 27enne ed Elisa di 15 anni in più.

Io non ci sono ancora ma sono nei loro occhi, nei loro pensieri; Ignazio non è ancora rimasto ferito, vedeva ancora con tutti e due gli occhi.

Elisa aveva gli occhi tristi. Stava per accadere l'irreparabile.

A dicembre del '44 sono nato!

Mi rivedo baldanzoso dopo due anni e qualche mese a Vespolate, sull'aia.

Ho ricordi vivi dei tre anni passati a Premosello in Val D'Ossola.

Ignazio è sempre stato arrogante e manesco, lo rivedo nella sua aula che tira la gomma per cancellare verso allievi disattenti.

Lo risento quando, di notte, scalcia verso i piedi di mia madre, io ero in mezzo a loro e li sentivo.

Rivedo il deltoide di mia mamma brunastro.

Poi io ed Elisa non siamo stati più con lui, era il '51.

Io e mamma dopo quattro anni siamo andati a Caltanissetta, lui a Seregno con la famiglia.

Io non voglio giudicare il comportamento dei miei genitori; devo a loro la vita, a papà il riconoscimento, a mamma 28 anni di sacrifici, premure, singhiozzi trattenuti per potermi far vivere nel modo migliore.

Gli occhi di mamma, nel '44, erano tristi.

Guai se qualcuno osa toccare i miei genitori!!!

In quegli anni, in quella terra, mi immagino il tenentino Ignazio dopo il '42 e dopo aver considerato mia mamma non più come una mamma affettuosa ma come una nobildonna piacente.
Lo immagino intento a dedicarle questa mattutina: E vui durmiti ancora

Pura illusione, papà era stonato ed era piemontese...preferiva Lo stornello del marinaio!!
 
Radici fotografiche: Anna Calefati, arrivate a noi grazie a suo nipote Gabriele Vitali
 
 
 

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